Ab Sirri Condita
Sirri 1772
Sirri ha 239 anni qualcuno ha obbiettato che ne ha molti di più. Naturalmente ha ragione: basti pensare alla datazione dei reperti archeologici di Su Carroppu che risalgono a circa 5800 anni prima di Cristo. Questo dimostra che Sirri è stato frequentato dall’uomo almeno fin da quella data. L’atto di fondazione dell’attuale borgo risale ufficialmente al 1772, esattamente al 15 Aprile 1772.Questa è, infatti, la data che appare nel documento che attesta l’atto di concessione in enfiteusi del “tenimento” di Sirri al Sig. Nicola Balisai da parte dell’allora Marchese di Palmas. Per onore di precisione potremo anche retrodatare questo atto di fondazione perché nel documento si parla di un precedente contratto del 1760, andato perso. Ciò è verosimile visto che nell’atto del 1772 si dice anche che il Signor Balisai possedeva quella fattoria da 25 – 30 anni. Come mai il Signor Balisai, cittadino di Iglesisa ,decise di stanziarsi a Sirri con la sua famiglia a fare il contadino e l’allevatore? Per capire è necessario ricostruire brevemente la storia del territorio.
Iglesias è nata come città, funzionale alle miniere metallifere, nella metà del 1200 ad opera dei pisani. Era una città ricca e multietnica. I sardi che vi risiedevano non erano molti e abitavano nella “ruga de sardis”.
I Sardi preferivano stare nei 26 paesi del Sulcis Iglesiente censiti in quel periodo. Potevano smerciare i loro prodotti agrari e artigianali nella città mineraria. Una situazione tranquilla e di relativo benessere fino all’arrivo degli spagnoli.
Questi, nel giugno del 1323, sbarcarono nel golfo di Palmas con un esercito di 11.000 uomini per conquistare con le armi la Sardegna, ad iniziare da Iglesias. il Mediterraneo divenne ben presto marginale. L’argento cavato nelle miniere di Iglesias non era più concorrenziale e le miniere gradatamente furono abbandonate. Finita l’era dell’”industria” mineraria” gli abitanti di Villa di Chiesa con quale attività si sostengono? Ritornano al loro antico mestiere: coltivare la terra ed allevare bestiame. Nelle campagne abbandonate del Sulcis e del Cixerri essi costruiscono alla bella meglio delle stanzette con intorno corti e loggiati per ospitate gli animali da lavoro, su furriadroxu: su logu abundi furriai dopu su trababallu. Sa domu l’avevano ancora ad Iglesias. Questo modo di riutilizzare il territorio comincia già nella seconda metà del 1500 e si incrementa nel 1600. Nel 1700 però i furriadroxus cominciano a trasformarsi in case di abitazione familiare. Le case con gli annessi per gli animali o per altri utilizzi, chiamati is cumbenencias, venivano costruite nell’appezzamento di terreno da coltivare e qui veniva e risiedere tutta la famiglia. Spesso per famiglia si intendevano anche i lavoranti non familiari chiamati s’omini mannu, su mes’omini, su broinasciu, su procasciu ecc. . I grossi proprietari costruivano i furriadroxus e vi facevano risiedere la famiglia del fattore; loro continuavano a stare in città e si recavano nella tenuta a cavallo o in calesse. Abbiamo una carta della fine del 1700, fatta fare dal vescovo di Iglesias, che comprende tutta la Diocesi, e quindi tutto il Sulcis e l’Iglesiente, dove possiamo vedere il territorio costellato di queste case sparse.
Al Sig. Nicolas Balisai piaceva Sirri.
Il territorio nel 1700 e fino al 1838 era compreso nel feudo del Marchese di Palmas che risiedeva a Valencia in Spagna. Il Sig. Balisai chiese al Marchese, il cui luogotenente risiedeva a Villamassargia, di avere in enfiteusi un bel pezzo di terra in questa zona. Gli furono concessi 25 ettari di terreno da coltivare più la cussorgia: terreni destinati al pascolo del bestiame. Era un bell’appezzamento. Nel contratto sono indicati i confini storici:
“Principia nel luogo denominato SA SEDDA DE CUCCURU MARROCCU, saltando la strada a SU CASTEDDU DE SIRRI, da li lungo il crinale al MULLONE al limite della CROCE DI SIRRI; da li seguendo la strada alla zona di ENUA ORRIGA, seguendo la strada si passa al limite del presente salto di Sirri da lì a SA PUNTA DE SU LACCU SEGAU, gettando acqua a SU NARBONI DE BICAGUI a SA COA DE SU ARROSU MARINI, a lenza tirata a is SEDDAS DE TUPONI, a SU CUCCURU DE IS LUAS, rio rio a SA SERRA DE DONNA MARIA, a SU ARROSU DE SA ISPINA ARBA, saltando il camino a sa SEDDA DE SA MANTEGA”.
Entro questi confini il Sig. Balisai costruisce il suo furriadroxu e ci porta la famiglia. Come azienda agraria doveva essere abbastanza florida se ogni anno pagava puntualmente al Marchese 32 starelli di grano, circa 1300 kg., e 32 starelli di orzo. Tanto era il costo per le terre aratorie. Per la cussorgia pagava in funzione del bestiame che vi teneva al pascolo. La famiglia crebbe col tempo e nella prima metà del 1800 il Casalis rileva: “Sirri, Boddeu presso la chiesa di S. Lucia,a levante del monte di Barbusi, dove sono circa 12 furriadorgius con altretante famiglie del casato Balisai”.
Nell’Archivio Diocesano di Iglesias è registrato uno “Stato delle anime” senza data, in cui sono elencate nove famiglie per un totale di 34 persone. In un documento catastale del 1830, dove sono registrati solo i possessori di beni immobili, figurano nove proprietari.
Nella prima metà del 1900 si parla di circa 700 persone residenti.
Fu necessario costruire una scuola per i bambini. Del 1934 abbiamo una fotografia con 21 alunni. Questo è un esempio di come il Sulcis e il Cixerri vengono ripopolati. Tanti, come il Sig. Balisai, presero terreni in enfiteusi e poi, con l’abolizione dei feudi o per disposizioni legislative, ne diventarono proprietari. Altri acquistarono i terreni nei quali si stanziarono; altri ancora li acquisirono dal Comune di Iglesisas con un contratto chiamato “contratto di livello”. Ci fu anche chi, come i pastori barbaricini che svernavano nel Sulcis con i loro greggi e conoscevano bene il territorio, li occuparono semplicemente, disposti magari, se si presentava qualcuno, a firmare un qualche contratto. Molti col tempo divennero proprietari, aiutati in questo dalla formazione del Catasto. Quando passarono i funzionari per censire e registrare le terre , bastava il così detto triennale coltivo per essere dichiarati e registrati come proprietari.
Nato ufficialmente il 15 aprile del 1772 come furriadroxiu del Signor Nicola Balisai, Sirri è oggi un piccolo ma suggestivo borgo che merita anche per i tesori da cui è circondato di essere non solo visitato ma soprattutto valorizzato.
La borgata di Sirri e la vicina Chiesa campestre di S. Lucia sono immerse, infatti, in una cornice paesaggistico-ambientale molta suggestiva. Tutta l’area riveste particolare importanza per le sue emergenze archeologiche e le sue valenze naturalistiche. Poco distante dalla chiesetta si possono ammirare il riparo sottoroccia di Su Carropu, sino a qualche tempo fa riconosciuto come primo insediamento umano in Sardegna ; di inaudita bellezza le Grotte dei Fiori e Campana 1 e 2 e le gallerie minerarie dismesse che negli anni vanno trasformandosi in grotte, così come il monte Su Casteddu, i numerosi e antichi forni per la lavorazione della calce, le numerose specie di piante, arbusti e fiori che crescono spontanei .

MEDAU “SA GRUTTA”
La necropoli preistorica a Domus de Janas di Cannas di Sotto si trova all’interno dell’abitato di Carbonia, fra il Corso Iglesias e la Via Alghero. L’area funeraria, ricavata in una collina di travertino, fu realizzata tra la fine del periodo Neolitico (Cultura di Ozieri 3200-2800 a.C. ca) e le fasi iniziali del periodo dei primi metalli (Eneolitico Iniziale e Medio 2800-2400 a.C. ca).
Le sepolture ritrovate, finora 26, sono caratterizzate da ingressi o a pozzetto verticali (le più antiche)o orizzontale (le più recenti). In numerosi ipogei si possono osservare entrambi gli accessi, dato che nel periodo Eneolitico all’ingresso a pozzetto è stata aggiunta una apertura sulla parete rocciosa. I manufatti rinvenuti nella tomba n° 12 sono esposti nel Museo Villa Sulcis. Sulla sommità della collina sorge il Medau Sa Grutta che prende il suo nome perché sovrapposto alle grotticelle scavate nella roccia, in particolare la monumentale tomba n° 4, che ha subito negli anni numerosi rimaneggiamenti e che è stata utilizzata anche come abitazione nel secondo dopoguerrra.
Grazie al recupero del Medau Sa Grutta, il Parco di Cannas di Sotto potrà offrire ai visitatori un’importante testimonianza dei processi di antropizzazione del nostro territorio nei diversi periodi storici, dalla preistoria ai tempi moderni.
Il Medau Sa Grutta è sorto presumibilmente, le ricerche sono ancora in corso, tra la seconda metà del Settecento e i primi anni dell’Ottocento.
Esso rappresenta una delle tipiche strutture abitative del Sulcis del periodo del ripopolamento, datato alla seconda metà del Seicento. In questo periodo, infatti, gli spagnoli, che dominavano la Sardegna, spostarono i loro interessi verso le Americhe, favorendo il trasferimento di parte della popolazione, che si concentrava nella città mineraria di Iglesias, nel Sulcis. Così i medaus iniziano a subire una graduale evoluzione. In origine erano costituiti da una semplice capanna circolare (Pinnetta) con annesso recinto per le pecore, i maiali e i cavalli. Il termine Medau deriva infatti dal latino metatum, che nei condaghi (antichi registri quasi sempre utilizzati nei monasteri per elencare i beni) del 1200 si trova con l’accezione metatum de porcos, luogo delimitato per i maiali. Accanto alle stalle per gli animali da lavoro si aggiungono locali adibiti alla molitura del grano, alla cottura del pane, la cucina e una o più stanze per passarvi la notte. Le due attività, quella pastorale e quella contadina, rimaste sino a quel momento separate vengono a intrecciarsi; la struttura edilizia del medau diventa molto simile a quella del furriadroxiu che indicava la casetta di campagna, con annessi loggiati (sa lola) per il ricovero del bestiame da lavoro, le attrezzature e il fieno, usata saltuariamente dagli abitanti di Iglesias, di Villamassargia e di Domusnovas quando si recavano nelle campagne del Sulcis per seminare o raccogliere i cereali. Anche i due termini iniziano ad essere utilizzati indifferentemente per indicare questi piccoli nuclei abitativi, anche se nella cartografia prevale il termine Medau. La maggior parte dei Medaus prendono nome dal cognome del capo famiglia preceduto dall’articolo is o su de is ad indicare il luogo dove abita la famiglia: per esempio Is Loccis oppure su de is Garaus, ecc… Per la loro costruzione si utilizzarono prevalentemente materiale reperito in loco, soprattutto pietre di scisto, di trachite o di calcare e poi mattoni di argilla impastata alla paglia, i famosi mattoni di ladiri o terra cruda, uilizzati per tramezzare gli interni; per la copertura vengono invece utilizzati il legno di ginepro, di castagno o di olivastro , le canne, le tegole per la cui produzione furono impiantati, numerosi in tutto il territorio del Sulcis, i forni di fabbricazione, come numerosi e sparsi per tutto il territorio sono i forni per la produzione della calce, (che varrebbe la pena localizzare e censire per avere una idea un po’ più chiara delle attività produttive e della vita sociale del territorio prima della nascita di Carbonia).
Il Medau poteva crescere di dimensioni man mano che cresceva la famiglia o che i figli si sposavano, tanto che non è raro ancora oggi notare in alcuni medaus le pietre d’angolo sporgenti predisposte per l’aggancio dell’edificio successivo. A volte altri edifici venivano costruiti a poca distanza. Al suo interno l’arredamento era essenziale; ridotto agli utensili strettamente necessari nelle famiglie povere, più vario e ricco, nelle famiglie benestanti.

